Pensamentus
va alla ricerca di nuove visioni e di nuove visuali, vuole
essere un laboratorio di alchimia, un melting-pot di idee,
mescolando lo spirito dei nostri tempi con la chimica dei
tempi antichi che tentava di trasformare in oro metalli meno
pregiati e di creare l’elisir di lunga vita. Con questo
spirito Pensamentus vuole istigare i suoi lettori a fornire
stimoli e idee affinchè questo laboratorio cresca.
Questo
racconto andrà avanti solo se avverrà questa
alchimia, cioè se avrete, avremo voglia di intervenire
e determinare il proseguimento di questo inizio...
Inviate un testo cliccando sulla matita in basso , una immagine
o una musica inviando una email a pensamentus@pensamentus.it
Si
possono proporrè anche inizi di nuovi racconti o altri
tipi di creazione collettiva.
1°
racconto collettivo
dei lettori di Pensamentus
"Giulis"
Giulis
lo guardo' dritto negli occhi e fulminandolo con lo sguardo
gli disse con freddezza:
-Siediti, devi fare uno sforzo per calmarti e raccontarmi cosa
ti è successo di tanto grave per venire qui a quest'ora
in queste condizioni...
Istrice
si grattò la barba e sorrise.
Il petto gli andava su e giù per il fiatone. Quando
finalmente riuscì a parlare, disse:
prima dammi da bere....
(Emilio 17.07.04)
(Franca Iannucci 02.08.04)
Il
terzo occhio di Giulis, sguardo universale, scruta l’animo
di Istrice e il bicchiere semi vuoto-pieno e .. “serviti
pure: spremuta di verità o amaro di falsità?”.
Fuori
il traffico scorreva nella solita quiete dopolatempesta. La
mosca sul filo osservava in attesa di planare sul liquido
del calice.
(Mo 04.08.04)
Il
liquido ambrato si increspo' quasi trepidante in attesa della
picchiata in folle dell'insetto innamorato.
Tutto sembrava fermo, ansioso, in animazione sospesa - il grande
evento, la rivelazione, avrebbe di sicuro lasciato tutti di
stucco, forse per sempre.
E forse tragicamente,
penso' Istrice con ironica disperazione.
(Carla Pittau 16.08.04)
Istrice
si scrollò l'anima dagli sguardi di Giulis, ed egli allora
le rivelò l'inatteso pensiero.....aveva rotto il fiato
dei giorni in inutili codici di quotidianità e non pago
di ciò, li aveva filtrarti in gesti dal sapore di canna
da zucchero.
Ora poteva fermarsi e finalmente fermare le attese.
(Calimerus 21.08.04)
Bevve
la sua spremuta di verità e le sue labbra cominciarono
a muoversi da sole e il messaggio prezioso, fino ad allora
custodito gelosamente, a fluire con forza all'esterno. La
sua forza era tale che uscì dalla stanza si librò
sulla omogenea quotidianità, increspandola e modificandola
in modo da renderla irriconoscibile, in mille realtà
distinte. La mosca fuggì sconvolta e impaurita dalla
potenza di questo cambiamento.
(Anna 31.08.04)
(Lino 03.09.04)
Ahhh?
Strillò Giulis.
Cosa hai detto?
(Emilio
01.09.04)
Abbè!
Tutto qui? disse Giulis aprendosi in uno strano sorriso, pensavo
a qualcosa di sconvolgente ... e invece ..
(Linu
30.09.04)
Istrice
sospirò con disappunto. "È perché
non hai compreso" disse con aria mesta.
"Vieni, visto che non capisci, dovrò mostrarti quel
che intendo" aggiunse con uno strano lampo nelle pupille.
Giulis si fece intenta. "Dove andiamo?" disse poi
con sospetto ed impazienza, vedendo Istrice alzarsi con fare
deciso ed avviarsi verso la finestra.
"In un luogo in cui siamo stati sovente, ma che non hai
mai notato. Un luogo che devi capire per riuscire a vederlo,
non un luogo che ti si presenta nella sua nudità per
il semplice sguardo casuale che sei disposto ad accordargli."
Così dicendo Istrice gli prese la mano, e prima che Giulis
potesse ritrarsi aveva già infilato la finestra con un
salto e già cadevano nel vuoto, l’urlo sbalordito
di Giulis già perdendosi nelle cacofonie dell’aldifuori,
il sussurro rassicurante di Istrice facendosi impalpabile e
quasi sinistro.
(Carla Heaven & Hell 16.10.04)
Bello
sarebbe stato esplorare quel mondo, Giulis era pronta. Ma Istrice
sapeva dove la stava portando? Una sua caratteristica era quella
di lasciare intendere e creare aspettative. C’era molto
buio e tra l’altro, lui, Istrice, aveva fretta, doveva
rientrare a casa, perché non esplorava lei da sola e
poi gli diceva che cosa c’era di interessante? Sempre
così Istrice. Mandava in avanscoperta gli altri e poi
si defilava. Giulis lei si che lo conosceva bene. Ma lei o lui?
Chi era in realtà Giulis? Una persona con problemi d’identità,
non sapeva manco lei/lui chi fosse, comunque volle dargli ascolto
e si infilò nel traffico cittadino, disposta/o ad esplorare
quelle strade che le/gli apparivano nient’altro che strade.
Istrice la salutò, ma non andò a casa sua. Andò
invece a casa di una vecchia amica, una talpa attempata che
faceva la cartomante. Dopo aver vagato a lungo senza aver trovato
niente di interessante, Giulis si sedette esausta/o per riposarsi
un po’ su una panchina di ferro. Di lì a un po’
sentì delle voci provenire dall’alto. Si meravigliò,
la zona era disabitata, non capiva.
(Miatos napotimon
31.10.04)
Quelle
voci le conosceva molto bene.
Guardando in alto vide Giulis e Istrice precipitare sulla
sua testa. Ancora maggiore fu la sua meraviglia nel constatare
che quel volo non finiva mai. Aveva tutto il tempo di far
succedere o interrompere l’evento.
Lei voleva cadere?
Istrice si mise a cavalcioni di Giulis per evitarsi il brusco
atterraggio ma Giulis si fermò a metà strada.
Giulis, guardando in alto, tirò un sospiro di sollievo.
(Gianni 09.11.04)
Vide
una piccola farfalla con delle forti ali fuxsia e rifinite con
polvere di fantasia, ma rosse d'amore rifatto, che con un uno
strano volo li raccolse e piroettando verso l'alto li portò
vicino ad un grande e sicuro Albero dove si intravedeva da una
piccola ferita scolpita da un'innamorato, una verde luce di
rimpianto........
(Mariposa 16.11.04)
Sguardate
- propose la farfalla – quel gran focolare dove appoggiati
sui sacchi vuoti di nulla, aspettano grida mute,………….c’è
tutto quello che volete svedere che volete scapire che volete
che esista, …… ma entrate solo se i sogni si apriranno
e quella piccola libellula consumerà la “sua
luce”….solo allora …..
(Mariposa 23.11.04)
Giulis
riconobbe subito l’Albero Amato e si sentì come
nella sua propria casa. Istrice invece girava e girava alla
ricerca di una tana. Ad un tratto vide una cavità nella
cui imboccatura un ragno, piccolo e tenace, tesseva una tela
sottile e delicata. Ci si ficcò dentro e si mise a
dormire per una lunga settimana. All’ottavo giorno,
pronto per uscire, si accorse di essere prigioniero: il ragno
aveva ultimato l’ingegnosa trama e coperto la sua tana.
(Gianni 23.11.04)
Colse
che c’era una rotta da seguire e che questa era ………
"alla fine del suo inizio" ;
Non si sbalordì di quella assurda intuizione era
abituato a dare ascolto a quelle note;
Della luce aveva bisogno, ma quella albume, vaporosa, ambigua,
sedotta, senza principio…; Vagheggio....che potesse
rifornirsene..... con un sogno! ………………………………………..
(Filonzana 14.12.2004)
Sfiniti
fiori sfiorivano, sfragellandosi su fiumi afflitti di pesce
marcio - graziose Fontane raccontavano forti folas lontane,
mentre, mani scalze ,osavano chiedere a sordi passanti...
(Vervain 20/12/04)
Giulis
ripeteva a se stesso: “Alla fine del suo inizio”.
Una sorta di gioco dell’oca? Lui al gioco dell’oca
non aveva mai giocato, però, poteva provare. In una
determinata età della vita tutto è lecito: l’inizio
e la fine coincidono, la realtà e il sogno si mischiano.
Ancora mezzo addormentato accese la luce, raccolse le idee
e andò in cucina dove in mezzo al tavolo troneggiava
la torta alla meringa che non aveva voluto assaggiare la notte
prima. Non gli era sembrata abbastanza bianca.